|
Gichin Funakoshi nacque a Shuri nel 1869, unico figlio di una modesta famiglia, e cominciò la pratica del karate verso l'età di 12 anni
sotto la direzione di Anko Asato, uno dei più brillanti discepoli di Sokon Matsumura, prendendo lezioni di notte e poi un pò più grandicello
da Anko Itosu, anch'egli allievo di Matsumura.
Con entrambi i maestri l'allenamento si svolgeva nel modo tradizionale cioe' con la pratica quasi esclusiva dei kata.
Allora l'insegnamento era impartito a piccoli gruppi di due o tre persone e non a classi numerose e valeva il precetto "un kata in tre anni".
La tecnica di Funakoshi fu soprattutto debitrice al Maestro Itosu, ma l'austerità dell'allenamento gli derivò proprio da Azato.
Funakoshi voleva dapprima studiare medicina ma poi a 21 anni, diventò insegnante a tempo determinato in una scuola elementare della città di Naha,
ruolo che coprì per oltre trent'anni.
Nel 1921, il Principe Imperiale, in viaggio verso l'Europa, si fermò a Okinawa. Fu un avvenimento eccezionale ed in questa occasione Funakoshi
fu incaricato di dirigere una dimostrazione di karate fatta dagli scolari. Meravigliata, la delegazione, comunicò il tutto all'imperatore.
Un anno dopo questo avvenimento, venne organizzata a Kyoto una dimostrazione, e fra tutti i candidati venne scelto proprio lui, che proprio grazie
alla sua esperienza di insegnante era il più adatto per presentare il karate di Okinawa, e dopo avere parlato del karate si esibì insieme
a Shinkin Gima, in Kushanku, e Naihanchi e in un combattimento. Successivamente si esibì a Tokyo dove sbalordì i presenti ed in particolare il principe ereditario Hiro Hito.
Egli pensava di ritornare a Okinawa dopo queste dimostrazioni ma J. Kano, fondatore del judo, che ricoprava importanti funzioni al Ministero dell'Educazione,
lo invitò a tenere una dimostrazione nel suo dojo Kodokan, a Tokyo, ed in seguito gli chiese di restare in Giappone per insegnarvi la sua arte.
Funakoshi accettò e lasciando il suo lavoro di insegnante si trasferì permanentemente a Tokyo dove i primi tempi fuorono duri e non avendo alcuna risorsa iniziò a lavorare come guardiano di un dormitorio per studenti
originari di Okinawa dove gli venne data una camera di "tre tatami" (circa 5 m.)e poi il giardiniere arrotondando con lezioni di calligrafia.>br>
Poi insegnò in un liceo la sera insegnava karate proprio nel pensionato a pochissimi allievi.
La sera insegnava poi ricopriva il posto di insegnante in un liceo.
Tuttavia, nel giro di due o tre anni, il numero di allievi cominciò ad aumentare, espandendosi addirittura a diverse università che formarono dei club di Karate.
Nel 1924 fondò il primo club universitario a Kaio poi a Ichiko, Università di Tokyo e nel 1927 a Waseda, Takushoku e Sho-dai.
Funakoshi visse sempre solo, anche quando lo raggiunsero i suoi figli.
L'insegnamento si svolgeva tradizionalmente attraverso Kata e Bunkai, secondo la regola di "Hito-kata san men" (un kata in tre anni).
Ma dal 1927 cominciarono i problemi: tre allievi insegnanti Miki, Bo e Hirayama, introdussero nelle loro classi il Kumite (combattimento) utilizzando proiezioni di Kendo
e tecniche di Ju-jitsu nell'intento di aprire la pratica a una visione più libera: Funakoshi li rinnegò e non volle più vederli.
Tra il 1926 e il 1930 Funakoshi diede un grande impulso alla diffusione del Karate e consolidò ulteriormente in Giappone la sua fama di esperto.
Le università furono le principali sedi in cui il Karate fu studiato e approfondito, subendo l'influsso di una matura ricerca filosofica e di una moderna
ed evoluta metodologia di allenamento.
Nel 1930 Yoshitaka Funakoshi sostituì il padre all'università di Waseda.
Nel 1938 naque ufficialmente nel quartiere di Meijuro il Dojo dello Shotokan, dal sogno di tutti gli allievi che si erano autotassati a questo scopo.
Fu scelto il termine shotokan dallo pseudonimo letterario del Maestro Funakoshi : shoto che significa "vento tra i pini" proprio perché
Funakoshi amava fare delle lunghe passeggiate nelle pinete vicino Il castello di Shuri dove nacque.
Funakoshi che aveva ormai 67 anni, chiese l'aiuto di suo figlio Yoshitaka che si era preparato fin da ragazzo a divenire il suo successore
e presto lasciò la direzione dello Shotokan a Yoshitaka, dopo aver codificato tecniche e kata dello "Stile Funakoshi" che prenderà nel mondo il nome di Shotokan.
Yoshitaka però modificò sostanzialmente tutto e il padre lo lasciò fare (le posizioni si fecero più ampie e basse, i calci divennero più laterali e circolari,
molte tecniche e kata vennero modificati).
Egli aggiunse alla pratica del Karate anche il Kumite cioè la pratica del combattimento libero (sostanziale aggiunta che Funakoshi padre non accettò mai
poichè egli era seguace del detto un kata "in tre anni" e quindi il suo allenamento era principalmente incentrato sui kata), la graduazione Kyu/Dan di origine giapponese
e alcuni concetti della tradizione marziale del bushi-do "la via del Guerriero".
Furono studiate e potenziate le posizioni basilari del Karate, rendendole più basse e stabili in modo da sollecitare i muscoli delle gambe con uno sforzo controllato,
inoltre si scoprì l'effetto che la rotazione dell'anca produceva sulle tecniche di pugno e di calci, costatando che tale azione manifestava un sensibile incremento
nella potenza con cui le tecniche venivano eseguite.
Queste nuove conoscenze vennero incluse nei kihon (tecniche di base) del Karate Shotokan.
Per cui, dopo il 1936, i kata furono riveduti e corretti, per renderli più congeniali al dinamismo del nuovo stile.
arrivò però la seconda guerra mondiale, disastrosa per il Giappone e nel 1945 il dojo Shotokan, sette anni dopo la sua costruzione, fu raso al suolo dai bombardamenti americani
; americani che poi proibirono le pratiche di combattimento.
G. Funakoshi, a 77 anni, lasciò Tokyo per raggiungere sua moglie che si era rifugiata a Oita (nel sud del Giappone).
Essi si ritrovano dopo una lunga separazione e vissero insieme coltivando della verdura e raccogliendo molluschi e alghe in riva al mare.
La vita non fu certo facile, ma finalmente erano insieme.
Due anni più tardi, nel 1947, sua moglie si ammalò improvvisamente e morì poco tempo dopo.
Nel 1947 Yoshitaka, il figlio al quale aveva affidato lo Shotokan, morì stroncato dalla tubercolosi che porterà via con lui anche molte delle sue modifiche
Nonostante fosse ormai vecchio e stanco, nel 1948, il Maestro tornò ad insegnare a Keio e Waseda e nonostante avesse ostinatamente rifiutato di accettare le gare,
non seppe imporsi ai suoi allievi.
G. Funakoshi aveva l'impressione di aver perduto tutto con la guerra, tuttavia gli studenti ripresero l'allenamento all'università e pian piano tutti i sopravvissuti
alla guerra ritornarono, e fu fondata nel 1949 la Japan Karate Association con a capo G. Funakoshi.
Sembrava che finalmente i praticanti si fossero messi d'accordo su cosa doveva essere lo shotokan, ma il sogno di stabilità si perse ai primi degli anni '50
quando nacquero dei conflitti sul modo di praticare lo stile e sull'organizzazione stessa della JKA.
In quello stesso periodo i praticanti si separano in diverse organizzazioni: quelli che restarono alla JKA, con tecniche kata che venivano eseguiti con gesti ampi,
il corpo in posizione bassa, le gambe ben divaricate, con un'espressione di potenza e una certa estetica del movimento, con variazioni di ritmo - come: rapido, lento, con tempi di pausa.
Esistono anche vari modi di praticare anche nelle università, tra queste ricordiamo la Keio, I suoi aderenti danno molta importanza alla pratica del combattimento in stile J.K.A.
; tuttavia praticano i kata esagerandone meno le espressioni di dinamismo.
La posizione del corpo è più alta, le gambe sono meno divaricate, i movimenti tecnici sono più piccoli, cosa che rende questo stile meno spettacolare di quello della J.K.A,
ma che tuttavia è il modo di praticare più vicino a quello di Gichin Funakoshi.
Esiste anche lo Shotokai che rappresenta un gruppo indipendente dello shotokan che pian piano ha modificato, ma non stravolto, le tecniche e i kata rispettando comunque
le idee base dello Shotokan e del suo Fondatore.
Il Maestro Gichin Funakoshi morì il 26 aprile del 1957 e sulla sua pietra tombale vennero incise le parole:
"KARATE NI SENTE NASHI" (nel Karate non attaccare mai per primo..)
|